Il cane e il divorzio

Giurisprudenza

Nella giurisprudenza di legittimità del nostro paese, mancano sentenze che abbiano statuito specificamente su questo problema. La cosa forse è meno strana di quanto sembri, perché in effetti nei nostri codici, il cane è equiparato ai beni mobili e ne segue la disciplina. Può anche darsi che la mancanza di sentenze al riguardo dipenda da una particolare disponibilità dimostrata dai coniugi in procinto di divorziare.

In altri paesi, invece, la questione è stata oggetto di varie sentenze sia da parte dei tribunali che dei giudici.

Ad esempio in Francia si è verificato il seguente caso: una donna sposata in separazione di beni, aveva acquistato un Pastore Tedesco. Al momento del divorzio il marito si rifiutava di restituire il cane alla moglie, sostenendo di averlo allevato lui nel canile di sua proprietà e che, quindi, gli era molto affezionato. Citato in tribunale dalla moglie, basò la sua difesa sul fatto che non solo era molto legato al cane, ma che questo affetto era per lui importante, perché non poteva avere figli dalla nuova compagna. Il giudice si mostrò sensibile a queste argomentazioni e gli lasciò il cane, imponendogli soltanto di indennizzare la moglie quale proprietaria del cane.

La donna però ricorse in Cassazione e vinse la causa.

Linee generali

In occasione di una separazione o di un divorzio, ciascuno dei due coniugi può pretendere di tenere per sé il cane, affermando di esserne l’esclusivo proprietario. E si possono verificare diverse situazioni:

  1. coniugi in regime di separazione di beni: il cane appartiene sempre a colui che l’ha acquistato con il proprio denaro, del cui esborso deve fornire la prova;
  2. coniugi in regime di comunione di beni :
  • il cane acquistato prima del matrimonio resta un bene esclusivo di chi lo porta in casa. L’unico problema sarà quello di stabilire la data dell’acquisto;
  • il cane acquistato dopo il matrimonio, eccetto che per donazione o per successione (quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che esso è attribuito alla comunione) entra a far parte della comunione, e chi lo conserverà dopo la separazione o il divorzio dovrà indennizzare l’ex coniuge.

Dato il silenzio dei testi giuridici, si possono immaginare criteri di giudizio fondati su diversi presupposti:

  • preferenza evidente dell’animale (ma, malgrado si possa affermare che il cane è in grado di decidere da solo, non sembra probabile che il Tribunale possa organizzare una prova d’affetto;
  • l’opinione di esperti di psicologia canina designati per la circostanza;
  • testimonianze concordi nell’indicare il migliore padrone tra i due.

Un caso particolare che potrebbe trovare applicazione è contemplato nell’art.179 lettera d del Codice Civile, in base al quale non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge, quelli che servono all’esercizio della professione dello stesso, purché non destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione.