Cani, scrofe e mosche - Parliamo di cani

Cani, scrofe e mosche

Il cane

Se un cane ha un buon fiuto, memoria e, soprattutto, se è un po’ goloso, non avrà difficoltà a diventare un buon ricercatore di tartufi. Il metodo di addestramento si basa sul condizionamento. Il cane assocerà nel giro di due tre giorni, l’odore del tartufo a quello della leccornia che gli viene data come ricompensa. Un cane meno dotato avrà bisogno di due o tre settimane.

Se il cucciolo è di temperamento calmo, l’addestramento può iniziare a cinque o sei mesi, ma ciascuna seduta non deve durare più di venti minuti. Dapprima si insegna al cane a raspare: Il giorno precedente, indossando dei guanti, dovete interrare a 2 cm. Di profondità, piccoli pezzi di formaggio o di un altro cibo che gli piaccia, e naturalmente non dolciumi. Naturalmente dovete segnalare il punto per voi stessi, per poterlo ritrovare l’indomani. Il cucciolo, se ha buon fiuto, sentirà presto l’odore del cibo ed incomincerà a scavare. Ma non dovete consentirgli di raggiungerlo. Fermatelo, raspate voi stessi il terreno e poi dategli il cibo che si attende. Ripetete più volte l’operazione. In un secondo tempo sotterrate insieme al formaggio un pezzettino di tartufo ben maturo e non congelato, perché avrebbe meno profumo e si scioglierebbe rapidamente nel terreno. Quando il cane si mette a scavare, fermatelo, dissotterrate voi formaggio e tartufo e date al cane il solo formaggio.

L’ultima fase prevede che sotterriate il solo pezzo di tartufo. Se ha buona memoria il cane troverà il punto e sarà premiato con un pezzo di formaggio. Per fargli conservare questo riflesso condizionato, è sufficiente ricompensarlo ogni volta. Un cane da tartufo non dimentica e non è necessario addestrarlo nuovamente per la stagione successiva.

Il cane non è motivato solo dalla ricompensa, ma anche dalla passeggiata e dalla possibilità di avere col proprio padrone un rapporto di utilità. Alcuni cani lavorano senza ricompensa, soltanto per compiacere il padrone. Tocca a voi stimolarlo con carezze ed incoraggiamenti, e ricordatevi che cercare tartufi, per il cane deve essere e rimanere un gioco. Per questo motivo dovete alternare al lavoro, che richiede al cane una forte concentrazione, pause di riposo e divertimento. Se dopo un’ora e mezza la ricerca rimane infruttuosa, cessatela, non senza aver prima sotterrato di nascosto un pezzettino di tartufo: in questo modo il cane non avrà l’impressione di aver lavorato inutilmente.

E ricordate che il cane non sempre raspa. A volte dà un piccolo colpo al terreno col naso, soprattutto quando ha la terra attaccata alle zampe.

La scrofa

Nel Perigord si usa ancora la scrofa per trovare i tartufi neri. Questo animale tuttavia, presenta degli inconvenienti: per trasportarla sul posta è necessario un mezzo con rimorchio, e bisogna stare molto attenti a che questa ghiottona non divori il tartufo, che sicuramente preferisce ai chicchi di mais con cui viene normalmente ricompensata.

La mosca

Un altro sistema efficace per trovare il “diamante nero”, è quello di cercare la mosca dei tartufi, il cui nome scientifico è Helomyza o Suilla gigantea. Lunga circa un centimetro, rosso bronzo, dalle ali metallizzate, essa ha un odorato così sviluppato, da individuare un tartufo delle dimensioni di un pisello. Ed intorno al tartufo depone le uova, affinché le larve possano cibarsene. Le ore della giornata più favorevoli per cercare le mosche sono quelle centrali, dalle 11 alle 16. Soprattutto se il cielo è coperto o piove leggermente o in caso di nebbia. Al sole i ditteri sono più diffidenti, però il metallo delle loro ali è molto più visibile.

Questa tecnica non è consigliabile quando il terreno da esplorare è troppo vasto.