Il cane e l'uomo - Parliamo di cani

Il cane e l’uomo

Tralasciando i periodi più antichi, nei quali il cane passa da condizioni sicuramente non privilegiate, addirittura al rango di divinità presso alcuni popoli, nel Medioevo lo ritroviamo complemento dell’uomo nelle attività di quest’ultimo. Accompagna l’uomo a caccia, attività che in quei tempi era riservata al divertimento per le persona dell’alta società.

E, seguendo le divisioni sociali dell’uomo, esistevano allora anche due tipi di cani: quelli nobili, che andavano a caccia, e quelli emarginati, che, come i loro padroni, non potevano assolutamente cacciare e lavoravano nelle campagne.

Il cane cacciatore era spesso oggetto di grande affetto da parte del nobile padrone: i grandi cacciatori si facevano seppellire con il loro cane favorito e molte sculture sepolcrali raffigurano il nobile defunto con un cane ai piedi, in genere un Levriero.

Il cane in quel periodo era così importante che, in alcuni casi, il suo costo poteva superare di gran lunga quello di un cavallo!

Nell’educazione del giovane nobile erano previsti anche l’addestramento e l’impiego del cane da caccia. Egli non riusciva ad ottenere il titolo di cavaliere, se non riusciva a far lavorare in corsa la sua muta di cani.

L’evoluzione del cane è stata influenzata anche dalle nobildonne, e dal loro amore per i cosiddetti “cani da manicotto”, cioè cani così piccoli, da poter essere portati ovunque, ficcati all’interno del manicotto del vestito. Barboni, Carlini, Bichon, Epagneul nani, ebbero un posto d’onore presso tutte le corti reali, mentre i cani grandi rimanevano relegati nelle residenze di campagna dei nobili.

Nel XX secolo la posizione sociale del cane è ormai cambiata ed esso comincia a diventare il compagno della famiglia media. Testimoniano e favoriscono questo cambiamento, film e telefilm di grande successo, come Rintintin, Lassie, Milou, e sono numerosi i cani adoperati nella pubblicità. L’ingresso del cane nelle famiglie mette in moto un processo socio-economico senza precedenti nella storia della specie canina. Se fino a questo momento nessuno ha considerato importanti la morte o la malattia di un cane, adesso la salute del cane diventa un dovere morale, soprattutto per la persona che lo ha scelto come compagno. Microchirurgia, psichiatria, cardiologia, tutti i rimedi usati per l’uomo, vengono impiegati per assicurare la salute ed il benessere anche dei cani.

Come potrà ancora evolversi la presenza del cane nella società, nessuno può dirlo. Certo che è difficile pensare che esso perda il posto che oggi occupa nelle famiglie o che non venga più utilizzato dall’uomo a scopi sociali.

Relazione uomo-cane

La coabitazione dell’uomo e del cane è un chiaro esempio del meccanismo di adattamento dei comportamenti, tra due specie di mammiferi sociali. Heini Hediger (1980-1982), etologo ed esperto di psicologia animale, definì “tendenza all’assimilazione”, l’assimilazione di elementi di comunicazione estranei ad una specie e presenti nell’altra, la quale consente la reciproca integrazione in un nuovo sistema sociale.

Nel caso della relazione tra l’uomo e l’animale, questa conduce a zoomorfismi ed antropomorfismi. Si verifica quindi un reciproco modellamento comportamentale, che genera due principali mezzi di comunicazione e di scambio di informazioni: i rituali ed i feromoni. I rituali sono gli schemi comportamentali adattati alla specie animale che vive in ambiente umano e che le permettono di sopravvivere, di integrarsi e di comunicare. I rituali inoltre, contribuiscono a ridurre la frequenza dei comportamenti aggressivi e ad eliminare le componenti ambigue di certe situazioni, con il conseguente vantaggio di impedire il sorgere dell’ansia.

Altro mezzo di combinazione sono delle sostanze chimiche che permettono lo scambio di informazioni. Se lo scambio è interspecifico, cioè avviene tra due individui di specie diverse, prende il nome di allelochimico. Se invece avviene tra individui della stessa specie, prende il nome di feromone. I feromoni sono quindi sostanze secrete nell’ambiente esterno da un individuo e ricevute da un secondo della medesima specie, nel quale provocano una reazione specifica.

Nei branchi di lupi, ad esempio, è stato notato come i feromoni siano in grado di indurre la lattazione da pseudo-gestazione, nelle femmine dominate. Queste lattazioni permettono alle femmine dominanti di far allevare i loro cuccioli dalle quasi-balie, mentre si dedicano alla caccia; attività che permette loro di conservare il rango sociale cui appartengono.

Il primatologo M. Chance ha individuato, presso i primati non antropoidi, due grandi tipi di società: da una parte i gruppi “edonici”, all’interno dei quali esistono numerosi rituali, che permettono di inibire l’espressione diretta dell’aggressività; dall’altra i gruppi “agonistici”, il cui repertorio di rituali è più povero e dove l’aggressività si esprime violenta ed improvvisa.

Nei gruppi edonici la dominanza è legata essenzialmente alla comunicazione. Per comunicare in maniera dominante, il proprietario che voglia far uscire il suo cane da una stanza, dovrà pronunciare l’ordine “fuori” con voce ferma ed un leggero avanzamento della parte alta del corpo, e con un gesto che indichi la direzione dell’uscita.

Al contrario, il padrone non sarà percepito come dominante, se ha la tendenza ad associare all’ordine “fuori”, delle espressioni rassicuranti, “andiamo, per piacere…” con la posizione del corpo all’indietro e lo sguardo leggermente girato. In tal caso, non solo l’ordine verrà ignorato, ma il ripetersi di atteggiamenti di questo genere da parte del padrone, possono indurre il cane a riconoscere la propria dominanza rispetto al padrone e tentare di occuparne il posto. Il cane dominante mangerà prima dei padroni ed interromperà il loro pasto per ottenere qualche boccone.

Anche l’organizzazione dello spazio nel quale vive la famiglia con il canne, è importante per determinare una gerarchia. Il cucciolo, ad esempio, percepisce la camera da letto come il centro gerarchico del territorio e cerca di esservi ammesso. Nei gruppi edonici queste prerogative sono difese con aggressività solo quando ogni altro tipo di comunicazione si sia rivelato inefficace.

Nei gruppi agonistici invece, le prerogative vengono ottenute con l’intimidazione e mantenute con essa. E’ questo il caso dei padroni che, fin dall’arrivo del cucciolo, utilizzano sistematicamente la forza per imporsi.

E’ inutile dire che entrambi gli atteggiamenti descritti sono sbagliati, anche se in maniera opposta. L’educazione che il proprietario deve dare al cane necessita sì di dominanza e quindi di fermezza, ma l’uso della violenza, per chi voglia avere nel proprio cane un compagno fidato, deve essere evitato in ogni modo.

Il cane e il bambino.

Quando in casa arriva un neonato, il cane non lo considera come appartenente al gruppo. E’ compito dei genitori integrare rapidamente il bambino nel gruppo (dal punto di vista del cane), facendo partecipare l’animale alle cure rivolte al neonato.

Quando il bambino comincerà a manifestare le sue emozioni ed a stabilire i primi contatti fisici, i genitori devono stare molto attenti ad evitare incidenti. In particolar modo poi, devono stare attenti, quando il bimbo incomincia a camminare a quattro zampe, a toccare tutto con movimenti bruschi e non controllati, che potrebbero sorprendere il cane.

Per un cane ben equilibrato il neonato e poi il bambino piccolo, sono degli inibitori dell’aggressività. Perciò si vedono cani, magari diffidenti con gli adulti, sopportare senza ribellarsi tutte le piccole violenze di un bambino: questo è il risultato di un rapporto ben costruito, con pazienza ed attenzione costanti. Il bimbo ha gesti maldestri e manifestazioni vocali rumorose, ma, se il cane ha familiarizzato con lui, si sono cioè stabiliti dei rituali che facilitano la comunicazione, tra i due si creerà presto un legame affettivo molto profondo. Questa comunicazione priva di ambiguità, fatta soprattutto di mimiche e di posture, diventerà molto più efficace di quella tra il cane e gli adulti, che incontrano notevoli difficoltà a trasmettere le loro emozioni attraverso canali non verbali, poiché la loro educazione li ha portati a privilegiare la comunicazione verbale, impraticabile per il cane.

E’ chiaro che per raggiungere un simile risultato, è necessario che il cane sia equilibrato e che i genitori del bimbo dedichino molto tempo a favorire la nascita di un legame profondo, nel quale l’animale accetti il ruolo di dominio assunto dal nuovo e piccolo padrone.

Non è facile, tutt’altro, soprattutto nella famiglia moderna, nella quale, nonostante tutta la buona volontà, manca spesso il tempo per tante cose.

E’ quindi giusto consigliare l’acquisto di un cane quando il bimbo sia già grandicello, magari proprio su sua richiesta, perché a questa età l’unione tra i due sarà sicuramente più equilibrata.

Convivere con un cane è per un bambino che lo ami, non solo motivo di gioia e di allegria, ma un arricchimento di emozioni, di consapevolezza e di responsabilità, che gli rimarranno patrimonio inalterabile per tutta la vita.

Il cane e l’anziano

La persona anziana che viva da sola, può soffrire la solitudine e, soprattutto sentirsi inutile, non avendo più chi curare. L’acquisto di un cane può regalarle nuove responsabilità, affetto e compagnia. Anche in questo caso, come in quello del bimbo piccolo, è necessario scegliere il cane adatto, che non richieda un eccessivo sforzo fisico e che sia tanto equilibrato, da non approfittare della debolezza del padrone. Il tipico comportamento dell’anziano, che dimostra al cane molto affetto, ne tollera la presenza in camera da letto, gli dono continuamente cibo, può essere percepito dal cane come indizio di sottomissione e come riconoscimento del suo dominio. Si può quindi arrivare ad una situazione conflittuale che rende molto spiacevole, se non impossibile, continuare il rapporto.

Il cane calmo e docile, possibilmente non viziato dalla persona anziana, spesso arriva anche a modificare il proprio comportamento, per adeguarlo a quello del padrone. Non è raro vedere per la strada cani che, pur essendo nel pieno del vigore fisico, camminano lentamente accanto al padrone anziano.

Nella stessa maniera può accadere che la depressione, purtroppo frequente negli anziani, abbia un impatto sul comportamento del cane. Infatti, l’anziano depresso spesso adotta reazioni diverse di fronte ad un medesimo errore commesso dal cane. Questa incoerenza aggiunta alle variazioni di umore, genera nel cane un’inquietudine sempre più grande, che può trasformarsi in depressione.

E la cosa che una volta di più dimostra come l’interazione tra l’uomo ed il cane sia molto profonda, è il fatto che il trattamento della depressione del cane, è spesso all’origine di un notevole miglioramento nel proprietario. Il cane infatti, ritrovata la sua vivacità, spinge il padrone ad uscire di casa e ad incontrare altre persone. Eccellente supporto affettivo per l’anziano, il cane deve essere ben seguito dal veterinario. Quest’ultimo saprà anche consigliare il proprietario e indirizzarlo da uno specialista.

Il cane e la solitudine

Quale percezione del tempo può avere il cane? E ne ha? Questo argomento ha sempre suscitato vive controversie, ma è difficile pensare che, pur non avendo la stessa percezione del tempo di un essere umano, il cane non avverta la durata dell’assenza del padrone. E’ stato infatti riconosciuto che i lunghi periodi di solitudine sono più favorevoli ai disordini comportamentali del cane. Non è tanto la durata dell’assenza del padrone che conta, quanto la rottura dell’equilibrio affettivo che tale assenza provoca nel gruppo familiare in cui il cane è integrato.

Gli Americani hanno dedicato molti studi ai disturbi comportamentali legati alla solitudine, perché le patologie da “sindromi da separazione”, sono il più frequente problema dei proprietari di cani negli Stati Uniti. Anche perché in questo paese, per preoccupazioni igieniche, è interdetta ai cani la maggior parte dei luoghi pubblici frequentati dai loro padroni, che sono a loro volta costretti a lasciare l’animale solo in casa.

I comportamentalisti americani si sono impegnati seriamente sulla questione, impiegando strumenti particolari (videocamere, magnetofoni…) per individuare le circostanze che scatenano questi disturbi. L’osservazione delle registrazioni visive e sonore ha consentito di constatare che i danni operati in casa dal cane, avvengono sia subito dopo la partenza del padrone, sia poco prima del suo ritorno, sia nei periodi intermedi. E che le emozioni dimostrate dal cane si avvicinano sempre più all’ansietà, man mano che l’assenza del padrone perdura.

Dal canto loro i proprietari, già inquieti per quello che troveranno al ritorno, al momento di andar via parlano al loro cane per rassicurarlo, facendogli capire che non deve fare sciocchezze. Lungi dall’essere calmanti ed efficaci, queste raccomandazione sono avvertite dal cane per quello che sono: segni di inquietudine accompagnati e sottolineati dalla mimica facciale, dal cambiamento del diametro della pupilla, dalle posizioni e dagli odori che l’essere umano, non avendone consapevolezza, fa sempre fatica a controllare. E questo comportamento allarma ancora di più l’animale.

Quando il padrone torna, la festa dovrebbe essere grande, ma la scoperta dei danni arrecati modifica violentemente il suo comportamento e, dimenticando le carezze, manifesta un legittimo risentimento e magari punisce l’animale. In questa maniera la punizione interviene durante la festa e senza che il cane possa associarla con gli atti commessi. Al contrario la punizione, associata dall’animale al ritorno del padrone, avrà su di esso un effetto destabilizzante.

Ci sono però dei piccoli accorgimenti che possono insegnare al cane a sopportare la solitudine.

  • prendete ogni misura necessaria per non dovervi più occupare del vostro cane nella mezz’ora che precede la vostra partenza;
  • uscite con freddezza, senza guardarlo né salutarlo;
  • al ritorno non rispondete alle feste, ma fingete indifferenza fino a quando il vostro cane non si sia calmato;
  • quindi andate ad accarezzarlo, trasmettendogli affetto e sicurezza;
  • in caso di danni, non dite nulla, e badate di riparare o ripulire in assenza del vostro animale, perché il gesto di accovacciarsi può essere interpretato dal cane come un richiamo al gioco.

Provate questa semplice tattica e datecene notizia.